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IL SEGNO MINORE
Arte rupestre e tradizione nella bassa Valcamonica (Pisogne e Piancamuno)


Autori: U. Sansoni, A. Marretta, S. Lentini.
Prefazione: R.A. Lorenzi.
Contributi: S. Gavaldo, G. Dimitriadis, P.P. Merlin, C. Cominelli, A. Valdisturlo, F. Vannoni, A. Breda.
Con la partecipazione delle Amministrazioni Comunali di Pisogne e Piancamuno.

Il testo presenta i risultati di una ricerca sul territorio condotta dal Dipartimento Valcamonica e Lombardia del Centro Camuno di Studi Preistorici a partire dal 1998. Scopo primario era quello di rilevare e studiare il patrimonio d'arte rupestre, già segnalato in più punti: al di là delle migliori previsioni sono state individuate 23 località (16 a Pisogne e 7 a Piancamuno) con oltre 80 superfici istoriate e più di 2000 istoriazioni. Il testo ne presenta il corpus completo, con analisi e confronti.
Si tratta quasi esclusivamente di arte schematica, di segni cioè non figurativi come coppelle, canaletti, impronte, cerchi, croci, sigle, date, elementi topografici, segni di confine ed enigmatici. Sono il "segno minore", minore rispetto la scenograficità ed il risalto concettuale dell'arte figurativa (camuna in primis), ma non come valore storico nè come antichità. Se il figurativo rupestre è un'eccezione nelle Alpi ed in Europa, lo schematico è la regola, praticamente presente in ogni vallata alpina, in ogni catena del Continente. Quest'espressione si configura come uno schema simbolico, d'origine antichissima (dal Paleolitico) che ha assunto, fase per fase, una pluralità di significati cultuali e pratici, lungo le grandi epoche preistoriche e su sino all'età romana, al Medioevo, sino alle soglie del nostro tempo. Nelle Alpi rappresenta un segno, forse l'unico e sicuramente il più antico, a comun denominatore dell'area, viste le corrispondenze di posizionamento, disposizione, fattura, epoca.
Tale diffusione e ripetitività è indice di una cultualità popolare (ma non solo), di base generalmente semplice, umile ed in lenta evoluzione: se vi furono coppelle incise in devozione o ex voto ad una dea madre, in età cristiana indistinguibili ne sono testimoniate alla Madonna; se segnarono un sentiero o un confine, altrettanto si verifica a secoli o millenni di distanza. Questa sola prospettiva rende il "segno minore" fra i reperti più interessanti e coinvolgenti, specie considerando che sono inamovibili, là dove furono composti, in un ambiente che spesso le trasformazioni del tempo non ha alterato: la riscoperta rende a questi luoghi quel tono che dovettero avere nel passato e conferisce loro un valore di ecomuseo.
Pisogne e Piancamuno hanno esempi da manuale per l'arte schematica, esempi di gran pregio in contesti talora magnifici (Corno Palazzo, Corno di Marte, Prevent); vi sono composizioni preistoriche, ad esempio a La Biosca con confronti sino all'Occidente atlantico (età del Bronzo, II mill. a.C.) e composizioni storiche, legate alla vita e al credo della nostra era, come a Pontasio, Gratacasolo, Beata, Saresa; vi è un enigmatico archibugiere del XIII-XIV sec., vi sono date e iscrizioni dal XVI al XX sec.; segni sulle gallerie di miniera, vicini alle cave di pietra da macina, lungo i sentieri dove per almeno due millenni i materiali sono stati trasportati.
Quest'arte è intimamente legata al territorio, alla sua vicenda storica, alla vita di montagna (e di lago): così il testo analizza il contesto archeologico e quello della tradizione, per scoprire eventuali connessioni. Molto appare segnato dalla posizione, dal valore dell'area come porta commerciale tra la Valle ed il lago, i passi verso la Valtrompia e Brescia e dalla sua ricchezza mineraria ed artigianale. Archeologicamente spiccano i bivacchi mesolitici (VI-V mill. a.C.) in quota e quindi i castellieri probabilmente dell'età del Bronzo (II mill. a.C., magnifico al Dosso della Regina, ma anche a Case Greche, a Grignaghe e Dos Diaul) ed in età romana i tratti segnalati della via Valeriana e le recenti preziose scoperte a S. Maria in Silvis (con paragrafo curato dalla Soprintendenza archeologica della Lombardia). Dall'età barbarica in poi è un crescendo con le pievi, le torri, i nuclei storici, la ferrarezza e la lavorazione della pietra; ed attorno a questo mondo cristiano, ma con ampie eredità "pagane", sviluppa quell'universo di tradizioni di cui rimangono aneddoti, fiabe, ritualità e documenti relativi a rogazioni, fuochi di S. Zeno, processi stregonici: un ambito di tipo medievale generalmente cupo, fatalista, con ossessioni e timori ancestrali, ma anche speranze, fede, tenacia.
Tutto ciò entra nel testo come parte di una vicenda di cui i segni rupestri sono un'espressione integrante ed è per tale motivo che oltre l'aspetto scientifico sull'arte rupestre (curato in specifici capitoli) l'interesse degli autori focalizza sulle "tradizioni", come dire sul fattore storico-antropologico del territorio.